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Messaggio Da Ospite il Dom 6 Set - 15:32

Domenica 6 Settembre




Is 35, 4-7a; Sal 145; Gc 2, 1-5; Mc 7, 31-37

Di nuovo, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, venne
verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli
portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in
disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la
saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un
sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si
aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava
correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo
proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha
fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».



Gesù, per andare da Tiro in Galilea passa per Sidone. Non è certo il
tragitto più breve, ma l’evangelista Marco ci vuol dire che Gesù,
missionario del Padre, visita tutti i territori pagani e, in essi, tutti gli uomini in attesa di salvezza. Gesù percorre ogni strada perché ogni luogo aspetta il messia, il liberatore. Ogni luogo significa ogni uomo.


Il sordomuto guarito è anche figura della comunità dei
discepoli che non ha ancora compreso chi è Gesù e che, per
riconoscerlo, ha bisogno di essere “guarita” nell’ascolto e nella
professione di fede.

Il sordomuto è stato condotto davanti a Gesù. Non poteva avvicinarsi da
solo. Non avendo sentito ancora parlare di Lui, come poteva desiderare
di incontralo? Anche a noi è successo così. Qualcuno, spinto da Dio, ci
ha aperto il cuore alle parole del Signore, ci ha fatto ascoltare e poi
ci ha consentito di parlare. La testimonianza – la risposta – viene
sempre dopo l'ascolto, e la parola viene dopo che sono state scucite le
labbra e riaperte le barriere della sordità. La guarigione del
sordomuto è un miracolo faticoso, assomiglia ad un esorcismo. Il
sordomuto è condotto fuori dalla folla: si trova solo di fronte a Gesù,
come Adamo, il primo uomo plasmato dalle "mani" di Dio, ma non ancora
divenuto "essere vivente" (cfr. Gen 2). Gesù lo porta in disparte per
evitare i facili entusiasmi della folla – il miracolo non è uno
spettacolo! – e perché, a sua volta, l’uomo guarito dovrà udire e professare
il mistero di Gesù figlio di Dio. Gesù prima apre gli orecchi al sordo,
poi pone la sua saliva sulla lingua del muto il quale, alla fine,
tornerà a parlare correttamente. Gesù "fa passare" la sua potenza in
quest'uomo malato: la natura è restaurata, le dita e la saliva hanno
l'effetto di una "nuova creazione", il sospiro di Gesù da una parte
dice la partecipazione alla sofferenza del sordomuto, dall’altro è
anticipo della guarigione: "Effatà".

La strada per arrivare
alla fede parte dall’apertura del cuore che fa posto al vangelo e
arriva alla dichiarazione; in mezzo c’è la saliva di Gesù messa sulla
lingua del muto, segno dello Spirito, soffio vitale del Salvatore:
Effatà, Apriti! Il gesto della salivaè anticipo di quel Sacramento col
quale il Cristo, fino alla fine dei tempi, toccherà la lingua delle sue
creature che lo riceveranno, l’Eucaristia.
Il sordomuto risanato è figura della nostra fatica di arrenderci alla
fede. Come per il sordomuto, anche la nostra fede è lenta da
pronunciare. Ci vuole il gesto di Gesù, il suo sospiro, il respiro
dello Spirito di Dio. Se c’è un insegnamento da cogliere nel vangelo di
questa Domenica, è la coscienza di essere muti, al massimo balbuzienti:
non solo abbiamo un’idea distorta di Dio, ma anche quando abbiamo
pensieri buoni e dei propositi giusti, a questi non corrisponde il modo
di vivere. Come per il balbuziente, la parola pensata non corrisponde
alla parola detta. Così per noi la fede non corrisponde alla realtà che
viviamo.

Gesù comandò di non dirlo a nessuno. Esattamente il contrario di quello
che di solito facciamo dopo aver fatto il bene. Se proprio vogliamo
dire qualcosa, da raccontare è soprattutto il bene che abbiamo
ricevuto, quello fatto da Dio. Quello che conta, però, è che Gesù ha
guarito il sordomuto e può guarire anche la nostra balbuzie.
La sola parola di Gesù riportata in questo miracolo è “Effatà”, che
vuol dire: “Apriti!”. Gesù la pronuncia in aramaico, la lingua di casa,
quella che usava per farsi comprendere dalla sua gente. Noi, oggi,
sappiamo parlare un linguaggio evangelico comprensibile a tutti?
Ho partecipato alcune volte alla liturgia per i sordomuti. Ci sono
persone che con i segni e i gesti “traducono” tutto nel loro
linguaggio. Per dire “Dio” uniscono le mani, per tradurre “amore” si
tocca il cuore, per indicare misericordia e soccorso si allargano le
braccia e poi si riuniscono come nel gesto dell’abbraccio. E loro, gli
uomini e le donne privi della parola e dell’udito, non sono emarginati,
ma protagonisti. Il fondatore della Piccola Famiglia per i sordomuti,
don Giuseppe Gualandi, il prossimo l’ha riconosciuto e ci si è chinato
sopra. “Effatà, disse Gesù al sordomuto. Apriti!”. E’ un ordine del
Signore che vale per tutti, perché ad ognuno si riaprano, con gli
orecchi e la bocca, anche gli occhi e il cuore.

Angelo SceppacercaMons Angelo Sceppacerca
Anonymous
Ospite
Ospite


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Messaggio Da Ospite il Dom 13 Set - 12:32

Domenica 13 Settembre




Is 50, 5-9a; Sal 114; Gc 2, 14-18; Mc 8, 27-35

Poi Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a
Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli
dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero:
«Giovanni il Battista; altri dicono Elia e altri uno dei profeti». Ed
egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli
rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare
di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio
dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai
capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni,
risorgere. Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in
disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i
suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana!
Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno
vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi
segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi
perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà.



Gesù, dopo i segni dei miracoli, inizia a svelarsi, a mostrarsi
per quello che Egli è. Iniziando a Cesarea di Filippo col dialogo con
Pietro e gli altri: chi dite che io sia? Chi è Gesù? Pietro ci prova a
rispondere: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente. Ma non basta.
Occorre spiegare quello è contenuto nella risposta – ispirata – di
Pietro. Questa spiegazione-catechesi, la fa Gesù, con le tre predizioni
della sua passione di sofferenza, morte e resurrezione. La morte fa da
sfondo; senza di essa non si può parlare seriamente di Gesù. Ma prevale
la gloria, la luce.
A Cesarea di Filippo, in zona pagana, il luogo
più lontano da Gerusalemme, Gesù chiede ai discepoli: “chi sono io per
voi?”. Non è una crisi di identità, ma la strada per portare i
discepoli dentro il suo mistero. La risposta, in realtà, dice chi è il
discepolo. Pietro e gli altri riconoscono Gesù come il Cristo, il
Figlio di Dio. Quella di Pietro è la professione di fede cristiana:
Gesù è il centro e il culmine della rivelazione di Dio perché è il
Figlio. E Pietro diviene “pietra”, un attributo di Dio stesso. La
Chiesa si costruisce su questa pietra come la casa dei figli di Dio.
Paolo da parte sua gareggia con Pietro nella sua commossa adesione a
Cristo: “Per noi c’è un solo Dio, il Padre... e un solo Signore, Gesù
Cristo” (1Cor8,6); “Nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei
cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami: Gesù Cristo è
il Signore, a gloria di Dio Padre” (Fil2, 10-11).

Cosa pensavano di Gesù i suoi contemporanei? C’erano quelli attratti
dalle guarigioni miracolose che avevano costatato; per i parenti,
invece, Gesù è un esaltato; per gli scribi, infine, è un falso profeta
indemoniato. La prima interpretazione è inadeguata; le altre due sono
assurde. E i nostri contemporanei cosa pensano di Gesù? Danno una
quarta interpretazione: Gesù sarebbe stato un maestro e un modello
sublime di umanità: ha insegnato la fiducia in Dio e l’amore fraterno
verso tutti, perfino verso i nemici. Un uomo grande, straordinario; ma
soltanto un uomo. Tra le quattro interpretazioni questa, che a prima
vista appare rispettosa, in realtà è la meno fondata e attendibile.
L’unica interpretazione accettabile è quella data da Pietro: «Tu sei il
Cristo, il Figlio del Dio vivente». Gesù è il Figlio di Dio, vero Dio e
vero uomo, unico salvatore di tutti gli uomini. Questa è la fede degli
apostoli, la fede per cui hanno dato la vita i martiri.

Nel Vangelo Gesù fa anche il primo annuncio della sua morte e
resurrezione. Per la prima volta parla della croce, scandalo per tutti,
anche per Pietro che vorrebbe persuaderlo a fare altrimenti. In certo
senso Pietro si mette davanti a Gesù. Ma Gesù deve andare a Gerusalemme
perché lì, con le sue ferite, guarirà le nostre. Per questo Gesù
rimprovera Pietro e gli ordina di rimettersi al suo posto, ossia dietro
a lui. Non è un allontanare Pietro, ma un rimettere ordine nelle
precedenze. Prima viene Gesù, il Santo, che è amore. Poi noi che
dobbiamo seguirlo sulla stessa strada.

La croce è scandalo per tutti perché l’amore è passione. Solo quando si
scopre che il carpentiere di Nazaret è il Cristo, il Figlio di Dio, si
comprende che è il mistero del Messia sofferente a svelare l’enigma
ripugnante della sofferenza umana. Se Gesù ci chiede di portare la
nostra croce è perché lui per primo porterà la croce. Offre la sua vita
per darcela. Entra nella nostra morte per liberarcene. Non si rassegna
alla fatalità, anzi la rovescia. La croce è precisamente la negazione
di ogni fatalità nella condizione umana e l’affermazione assoluta
dell’onnipotenza liberatrice di Dio. Nella croce si crocifigge il
destino implacabile dell’uomo e risorge la sua libertà perché
finalmente unito alla condizione di Gesù.

Non ci vuole una grande filosofia per convincerci che siamo esseri
mortali. Anzi, proprio in questo l’uomo si distingue dagli animali: è
il solo essere cosciente di morire, che sa di essere-per-la-morte. Aver
fede in Gesù non significa pensare di essere risparmiati “dalla morte”,
ma che egli ci salva “nella” morte; non elimina il limite che è nella
nostra natura, ma ci dà la possibilità di scoprire che quel limite non
ci annulla del tutto, non ci annega. E poi c’è modo e modo di vivere e
di morire. I cristiani sanno che si può vivere l’amore fino a dare la
vita. Se tutti gli uomini conoscono una vita che è per-la-morte, chi
crede in Gesù sperimenta una morte che è per-la-vita.
Certo, occorre la fede. Ma la fede, che è dono, va chiesta, implorata,
anche con le lacrime. Dio, che pure ha conosciuto le lacrime, non sarà
avaro e non resisterà alla nostra richiesta.

Angelo Sceppacerca
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Messaggio Da francesca il Dom 13 Set - 16:16

grazie anna... IL VANGELO DELLA DOMENICA Herz


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Messaggio Da fiamma il Lun 14 Set - 17:57

ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE-14-SETTEMBRE




Post n°355 pubblicato il 14 Settembre 2009 da discepola2007



EsaltaIL VANGELO DELLA DOMENICA Dot_6zione
della Santa Croce La croce, già segno del più terribile fra i supplizi,
è per il cristiano l'albero della vita, il trono, l'altare della nuova
alleanza. Dal Cristo, nuovo Adamo addormentato sulla croce, è scaturito
il mirabile sacramento di tutta la Chiesa.

di Giacomo Campanile
redazione@vivereroma.org La festa in onore della Croce venne celebrata la prima volta nel 335, in occasione della "Crucem" sul Golgota, e quella dell'"Anàstasis", cioè della Risurrezione. La dedicazione avvenne il 13 dicembre. Col termine di "esaltazione", che traduce il
greco
hypsòsis. La celebrazione odierna assume un significato ben più alto
del ritrovamento da parte della pia madre dell'imperatore Costantino,
Elena. La glorificazione di Cristo passa attraverso il
IL VANGELO DELLA DOMENICA 21500Fsupplizio
della croce e l'antitesi sofferenza-glorificazione diventa fondamentale
nella storia della Redenzione: Cristo, incarnato nella sua realtà
concreta umano-divina, si sottomette volontariamente all'umiliante
condizione di schiavo (la croce, dal latino "crux", cioè
tormento, era riservata agli schiavi) e l'infamante supplizio viene
tramutato in gloria imperitura. Così la croce diventa il simbolo e il
compendio della religione cristiana.
La stessa evangelizzazione, operata dagli apostoli, è la semplice presentazione di "Cristo crocifisso". Il cristiano, accettando questa verità, "è crocifisso con Cristo", cioè deve portare quotidianamente la propria croce, sopportando ingiurie e sofferenze, come Cristo, gravato dal peso del "patibulum"
(il braccio trasversale della croce, che il condannato portava sulle
spalle fino al luogo del supplizio dov'era conficcato stabilmente il
palo verticale), fu costretto a esporsi agli insulti della gente sulla
via che conduceva al Golgota. Le sofferenze che riproducono nel corpo
mistico della Chiesa lo stato di morte di Cristo, sono un contributo
alla redenzione degli uomini, e assicurano la partecipazione alla
gloria del Risorto.
IL VANGELO DELLA DOMENICA U16093459
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Messaggio Da francesca il Lun 14 Set - 20:34

GRAZIE FIAMMA...
Fà BENE AL CUORE E ALLO SPIRITO LEGGERE QUELLO CHE POSTI..
TI PREGO QUANDO PUOI ,SII PRESENTE CON LA TUA CONOSCENZA IN MATERIA...GRAZIE...


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Messaggio Da Ospite il Mar 15 Set - 7:57

Scusate ma la scritta in rosso non riesco proprio a leggerla.....
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Messaggio Da francesca il Mar 15 Set - 10:00

infatti anche per me è difficile..dovremo avvisare di non usare il colore rosso per i post...


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Messaggio Da fiamma il Mar 15 Set - 23:15

IL VANGELO DELLA DOMENICA 24450AL LaMadre di Dio rivelò a Santa Brigida che, chiun­que reciti sette "AveMaria" al giorno meditando sui suoi dolori e sulle sue lacrime e diffonda questa devozione, godrà dei seguenti benefici: 1)La pace in famiglia. 2)L'illuminazione circa i misteri divini. 3)L'accoglimento e la soddisfazione di tutte le richieste purché siano secondo la volontà di Dio e per la salvezza della sua anima. 4)La gioia eterna in Gesù e in Maria.CLICCATE IL VANGELO DELLA DOMENICA Image0ljkhvcmk
1° dolore: La rivelazione di Simeone. AveMaria dolore:La fuga in Egitto. AveMaria 3° dolore:Lo smarrimento di Gesù dodicenne nel Tempio di Gerusalemme. AveMaria 4° dolore:L'incontro con Gesù sulla via del Cal­vario. Ave Maria 5° dolore: La crocifissione, la morte, la ferita al costato e la deposizione sul Calvario. AveMaria 6° dolore: La deposizione di Gesù tra le braccia di Maria sotto la croce. AveMaria 7° dolore:La sepoltura di Gesù e le lacrime e la solitudine di Maria. AveMaria
IL VANGELO DELLA DOMENICA Foto_fiori_2019x
DITEMI SE C'E' UN ALTRODOLORE PIU' GRANDE DEL MIO...
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Messaggio Da Ospite il Mer 16 Set - 8:15

Grazie Fiamma per questa bellissima informazione!
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Messaggio Da fiordaliso il Mer 16 Set - 9:29

molto bello fiamma...grazieeeee
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Messaggio Da fiamma il Mer 16 Set - 14:22

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Messaggio Da sweetmary il Dom 3 Apr - 10:36

domenica 3 Aprile 2011

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 9,1-41.

Passando vide un uomo cieco dalla nascita
e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?».
Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio.
Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare.
Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo».
Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco
e gli disse: «Và a lavarti nella piscina di Sìloe (che significa Inviato)». Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, poiché era un mendicante, dicevano: «Non è egli quello che stava seduto a chiedere l'elemosina?».
Alcuni dicevano: «E' lui»; altri dicevano: «No, ma gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».
Allora gli chiesero: «Come dunque ti furono aperti gli occhi?».
Egli rispose: «Quell'uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: Và a Sìloe e lavati! Io sono andato e, dopo essermi lavato, ho acquistato la vista».
Gli dissero: «Dov'è questo tale?». Rispose: «Non lo so».
Intanto condussero dai farisei quello che era stato cieco:
era infatti sabato il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi.
Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come avesse acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha posto del fango sopra gli occhi, mi sono lavato e ci vedo».
Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest'uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri dicevano: «Come può un peccatore compiere tali prodigi?». E c'era dissenso tra di loro.
Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu che dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «E' un profeta!».
Ma i Giudei non vollero credere di lui che era stato cieco e aveva acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista.
E li interrogarono: «E' questo il vostro figlio, che voi dite esser nato cieco? Come mai ora ci vede?».
I genitori risposero: «Sappiamo che questo è il nostro figlio e che è nato cieco;
come poi ora ci veda, non lo sappiamo, né sappiamo chi gli ha aperto gli occhi; chiedetelo a lui, ha l'età, parlerà lui di se stesso».
Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano gia stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga.
Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l'età, chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l'uomo che era stato cieco e gli dissero: «Dà gloria a Dio! Noi sappiamo che quest'uomo è un peccatore».
Quegli rispose: «Se sia un peccatore, non lo so; una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo».
Allora gli dissero di nuovo: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?».
Rispose loro: «Ve l'ho gia detto e non mi avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?».
Allora lo insultarono e gli dissero: «Tu sei suo discepolo, noi siamo discepoli di Mosè!
Noi sappiamo infatti che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia».
Rispose loro quell'uomo: «Proprio questo è strano, che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi.
Ora, noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta.
Da che mondo è mondo, non s'è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato.
Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla».
Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori, e incontratolo gli disse: «Tu credi nel Figlio dell'uomo?».
Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?».
Gli disse Gesù: «Tu l'hai visto: colui che parla con te è proprio lui».
Ed egli disse: «Io credo, Signore!». E gli si prostrò innanzi.
Gesù allora disse: «Io sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi».
Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo forse ciechi anche noi?».
Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane».

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Messaggio Da sweetmary il Lun 11 Apr - 9:47

domenica 10 aprile 2011



Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 11,1-45.
Era allora malato un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella.
Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato.
Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, il tuo amico è malato».
All'udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato».
Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro.
Quand'ebbe dunque sentito che era malato, si trattenne due giorni nel luogo dove si trovava.
Poi, disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!».
I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?».
Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo;
ma se invece uno cammina di notte, inciampa, perché gli manca la luce».
Così parlò e poi soggiunse loro: «Il nostro amico Lazzaro s'è addormentato; ma io vado a svegliarlo».
Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se s'è addormentato, guarirà».
Gesù parlava della morte di lui, essi invece pensarono che si riferisse al riposo del sonno.
Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto
e io sono contento per voi di non essere stato là, perché voi crediate. Orsù, andiamo da lui!».
Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse ai condiscepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Venne dunque Gesù e trovò Lazzaro che era gia da quattro giorni nel sepolcro.
Betània distava da Gerusalemme meno di due miglia
e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle per il loro fratello.
Marta dunque, come seppe che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.
Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!
Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà».
Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà».
Gli rispose Marta: «So che risusciterà nell'ultimo giorno».
Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà;
chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?».
Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo».
Dopo queste parole se ne andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo: «Il Maestro è qui e ti chiama».
Quella, udito ciò, si alzò in fretta e andò da lui.
Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro.
Allora i Giudei che erano in casa con lei a consolarla, quando videro Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono pensando: «Va al sepolcro per piangere là».
Maria, dunque, quando giunse dov'era Gesù, vistolo si gettò ai suoi piedi dicendo: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!».
Gesù allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò e disse:
«Dove l'avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!».
Gesù scoppiò in pianto.
Dissero allora i Giudei: «Vedi come lo amava!».
Ma alcuni di loro dissero: «Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse?».
Intanto Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra.
Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, gia manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni».
Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?».
Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato.
Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato».
E, detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!».
Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di quel che egli aveva compiuto, credettero in lui.


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Messaggio Da sweetmary il Dom 24 Apr - 9:18

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 20,1-9.


Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!».
Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo, e si recarono al sepolcro.
Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro.
Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra,
e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte.
Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.
Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti.


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Messaggio Da sweetmary il Dom 13 Apr - 9:46

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 26,14-75.27,1-66.
In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti
e disse: «Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d'argento.
Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnarlo.
Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?».
Ed egli rispose: «Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli».
I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici.
Mentre mangiavano disse: «In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà».
Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?».
Ed egli rispose: «Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà.
Il Figlio dell'uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!».
Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto».
Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo».
Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti,
perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati.
Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio».
E dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.
Allora Gesù disse loro: «Voi tutti vi scandalizzerete per causa mia in questa notte. Sta scritto infatti: Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge,
ma dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea».
E Pietro gli disse: «Anche se tutti si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzerò mai».
Gli disse Gesù: «In verità ti dico: questa notte stessa, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte».
E Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti gli altri discepoli.
Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare».
E presi con sé Pietro e i due figli di Zebedèo, cominciò a provare tristezza e angoscia.
Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me».
E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!».
Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano. E disse a Pietro: «Così non siete stati capaci di vegliare un'ora sola con me?
Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole».
E di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà».
E tornato di nuovo trovò i suoi che dormivano, perché gli occhi loro si erano appesantiti.
E lasciatili, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole.
Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite ormai e riposate! Ecco, è giunta l'ora nella quale il Figlio dell'uomo sarà consegnato in mano ai peccatori.
Alzatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce si avvicina».
Mentre parlava ancora, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una gran folla con spade e bastoni, mandata dai sommi sacerdoti e dagli anziani del popolo.
Il traditore aveva dato loro questo segnale dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!».
E subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò.
E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti e misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono.
Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù, messa mano alla spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote staccandogli un orecchio.
Allora Gesù gli disse: «Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada.
Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli?
Ma come allora si adempirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?».
In quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Siete usciti come contro un brigante, con spade e bastoni, per catturarmi. Ogni giorno stavo seduto nel tempio ad insegnare, e non mi avete arrestato.
Ma tutto questo è avvenuto perché si adempissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli, abbandonatolo, fuggirono.
Or quelli che avevano arrestato Gesù, lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale gia si erano riuniti gli scribi e gli anziani.
Pietro intanto lo aveva seguito da lontano fino al palazzo del sommo sacerdote; ed entrato anche lui, si pose a sedere tra i servi, per vedere la conclusione.
I sommi sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano qualche falsa testimonianza contro Gesù, per condannarlo a morte;
ma non riuscirono a trovarne alcuna, pur essendosi fatti avanti molti falsi testimoni.
Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui ha dichiarato: Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni».
Alzatosi il sommo sacerdote gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?».
Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio».
«Tu l'hai detto, gli rispose Gesù, anzi io vi dico: d'ora innanzi vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra di Dio, e venire sulle nubi del cielo».
Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Perché abbiamo ancora bisogno di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia;
che ve ne pare?». E quelli risposero: «E' reo di morte!».
Allora gli sputarono in faccia e lo schiaffeggiarono; altri lo bastonavano,
dicendo: «Indovina, Cristo! Chi è che ti ha percosso?».
Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!».
Ed egli negò davanti a tutti: «Non capisco che cosa tu voglia dire».
Mentre usciva verso l'atrio, lo vide un'altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno».
Ma egli negò di nuovo giurando: «Non conosco quell'uomo».
Dopo un poco, i presenti gli si accostarono e dissero a Pietro: «Certo anche tu sei di quelli; la tua parlata ti tradisce!».
Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell'uomo!». E subito un gallo cantò.
E Pietro si ricordò delle parole dette da Gesù: «Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte». E uscito all'aperto, pianse amaramente.
Venuto il mattino, tutti i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù, per farlo morire.
Poi, messolo in catene, lo condussero e consegnarono al governatore Pilato.
Allora Giuda, il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò le trenta monete d'argento ai sommi sacerdoti e agli anziani
dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «Che ci riguarda? Veditela tu!».
Ed egli, gettate le monete d'argento nel tempio, si allontanò e andò ad impiccarsi.
Ma i sommi sacerdoti, raccolto quel denaro, dissero: «Non è lecito metterlo nel tesoro, perché è prezzo di sangue».
E tenuto consiglio, comprarono con esso il Campo del vasaio per la sepoltura degli stranieri.
Perciò quel campo fu denominato "Campo di sanguè'fino al giorno d'oggi.
Allora si adempì quanto era stato detto dal profeta Geremia: E presero trenta denari d'argento, il prezzo del venduto, che i figli di Israele avevano mercanteggiato,
e li diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore.
Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore l'interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose «Tu lo dici».
E mentre lo accusavano i sommi sacerdoti e gli anziani, non rispondeva nulla.
Allora Pilato gli disse: «Non senti quante cose attestano contro di te?».
Ma Gesù non gli rispose neanche una parola, con grande meraviglia del governatore.
Il governatore era solito, per ciascuna festa di Pasqua, rilasciare al popolo un prigioniero, a loro scelta.
Avevano in quel tempo un prigioniero famoso, detto Barabba.
Mentre quindi si trovavano riuniti, Pilato disse loro: «Chi volete che vi rilasci: Barabba o Gesù chiamato il Cristo?».
Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.
Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto; perché oggi fui molto turbata in sogno, per causa sua».
Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Barabba e a far morire Gesù.
Allora il governatore domandò: «Chi dei due volete che vi rilasci?». Quelli risposero: «Barabba!».
Disse loro Pilato: «Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?». Tutti gli risposero: «Sia crocifisso!».
Ed egli aggiunse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora urlarono: «Sia crocifisso!».
Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più, presa dell'acqua, si lavò le mani davanti alla folla: «Non sono responsabile, disse, di questo sangue; vedetevela voi!».
E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli».
Allora rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso.
Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la coorte.
Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto
e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: «Salve, re dei Giudei!».
E sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo.
Dopo averlo così schernito, lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo.
Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a prender su la croce di lui.
Giunti a un luogo detto Gòlgota, che significa luogo del cranio,
gli diedero da bere vino mescolato con fiele; ma egli, assaggiatolo, non ne volle bere.
Dopo averlo quindi crocifisso, si spartirono le sue vesti tirandole a sorte.
E sedutisi, gli facevano la guardia.
Al di sopra del suo capo, posero la motivazione scritta della sua condanna: «Questi è Gesù, il re dei Giudei».
Insieme con lui furono crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.
E quelli che passavano di là lo insultavano scuotendo il capo e dicendo:
«Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!».
Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano:
«Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. E' il re d'Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo.
Ha confidato in Dio; lo liberi lui ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: Sono Figlio di Dio!».
Anche i ladroni crocifissi con lui lo oltraggiavano allo stesso modo.
Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra.
Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».
Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia».
E subito uno di loro corse a prendere una spugna e, imbevutala di aceto, la fissò su una canna e così gli dava da bere.
Gli altri dicevano: «Lascia, vediamo se viene Elia a salvarlo!».
E Gesù, emesso un alto grido, spirò.
Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono,
i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono.
E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti.
Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!».
C'erano anche là molte donne che stavano a osservare da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo.
Tra costoro Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo.
Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatèa, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù.
Egli andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che gli fosse consegnato.
Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo
e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò.
Erano lì, davanti al sepolcro, Maria di Màgdala e l'altra Maria.
Il giorno seguente, quello dopo la Parasceve, si riunirono presso Pilato i sommi sacerdoti e i farisei, dicendo:
«Signore, ci siamo ricordati che quell'impostore disse mentre era vivo: Dopo tre giorni risorgerò.
Ordina dunque che sia vigilato il sepolcro fino al terzo giorno, perché non vengano i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: E' risuscitato dai morti. Così quest'ultima impostura sarebbe peggiore della prima!».
Pilato disse loro: «Avete la vostra guardia, andate e assicuratevi come credete».
Ed essi andarono e assicurarono il sepolcro, sigillando la pietra e mettendovi la guardia.

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